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lunedì 26 gennaio 2015

Il prestito sociale: cosa continuano a raccontarci

Oggi parliamo di prestito sociale, e siccome non siamo degli esperti, ci facciamo aiutare dal notiziario di dicembre 2014 di Coop Nordest. Quanto virgolettato è ripreso letteralmente dal notiziario stesso, che trovate a questo link.

Innanzitutto "il prestito sociale è [...] una forma di finanziamento della cooperativa da parte dei propri soci". Le cooperative utilizzano questa forma di finanziamento che "è stato concepito per ovviare ai limiti che la normativa pone alle cooperative nel ricorso al mercato finanziario, cui invece accedono le società ordinarie." Ora a noi non è chiaro quali normative impediscano ad una cooperativa di recarsi in banca e chiedere un finanziamento o un mutuo bancario così come fanno tutte le società ordinarie, come srl, snc, spa, etc. Se qualche esperto vuole aiutarci a capire il senso di questo passaggio, gliene saremmo grati.

domenica 18 gennaio 2015

Prestito sociale: meglio disinvestire?

Di seguito riportiamo un parere tecnico apparso il 16/01/15, sul sito finanziario Bluerating (qui l'originale), ad opera del giornalista Marco Muffato. Per noi è un po' tardino, ma speriamo sia di aiuto ad altri, ed inoltre costituisce un'analisi molto lucida di cos'è realmente il prestito sociale, quali garanzie offre e, soprattutto, quali non offre.


DOMANDA - Alcuni miei clienti, possessori di libretti di deposito presso una nota Coop, mi chiedono se sia meglio disinvestire dopo le notizie di crack che provengono da cooperative del nord-est. Ho risposto affermativamente, a mio giudizio è un investimento troppo rischioso. Lo confermate?

RISPOSTA - Possiamo di sicuro confermare al lettore che il consiglio dato ai suoi clienti è più che opportuno perché il libretto di deposito presso una coop, concepito come una forma di investimento, può essere molto rischioso come alcuni fatti di cronaca hanno evidenziato nonché per le caratteristiche proprie dello strumento. Ma andiamo per ordine, ciò che sta accadendo con le Coop Operaie di Trieste e la Coop Carnica (le cooperative del nord est in dissesto a cui faceva riferimento il promotore finanziario), peraltro, non è un evento nuovo. Sebbene siano trascorsi oltre dieci anni, tantissimi risparmiatori della provincia di Ferrara ricordano ancora i danni procurati dalla Coop Costruttori di Argenta che trascinò con sé l'economia dell'intera zona, tanto era elevata la diffusione dei “libretti”. Tutte queste situazioni negative sono originate dal fatto che è stato snaturato il prestito sociale, vale a dire il prestito che un socio effettua nei confronti della cooperativa di cui è membro. Con il tempo, molte cooperative e di ogni tipo hanno iniziato a reggersi quasi esclusivamente su tale forma di finanziamento, per loro assai più economica e di facile accesso rispetto ad altre, spingendo quindi gli interessati a investire sempre di più. Ed eccoci al nocciolo del problema e all'equivoco di fondo: se lo si vede come forma di investimento, il prestito sociale non è affatto valido. I portatori dei "libretti" delle cooperative, infatti, sono creditori di una società, una posizione quindi che non può essere paragonata quanto a solidità a quella di titolare di depositi bancari o anche postali che godono della garanzia dello Stato sul debito della Cassa Depositi e Prestiti. Le coop, quindi, dovrebbero offrire tassi di interesse di molto superiori rispetto a quelli che normalmente applicano per essere competitive. Se nelle coop commerciali questi "libretti" vengono usati come uno strumento funzionale alla liquidità per fare la spesa, ciò può anche andare bene mentre è illogico usarli quale forma di investimento alla stregua di un conto di deposito. Anche dal punto di vista normativo stanno emergendo falle nell'applicazione del prestito sociale e la Banca d'Italia sta finalmente iniziando a voler vederci chiaro, in quanto la raccolta del risparmio da parte delle cooperative è possibile solo tramite strumenti che non siano “a vista”, vale a dire esigibili senza preavviso, cosa che invece regolarmente avviene. Sotto questo aspetto, potrebbero arrivare provvedimenti nei confronti degli amministratori per esercizio abusivo dell'attività bancaria.

martedì 13 gennaio 2015

Dopo lo choc, alcune domande

Con la richiesta di concordato in bianco presentata da Coopca il 17 novembre 2014, circa 3000 risparmiatori che hanno lì depositati 30 milioni di euro di risparmi, si trovano improvvisamente di fronte alla tremenda realtà per cui i loro risparmi sono, nella migliore delle ipotesi, bloccati ed inutilizzabili. Inebetiti dalla notizia, e senza nessuno straccio di comunicazione ufficiale da parte della società di cui loro sono “proprietari”, cominciano a cercare di muoversi e di capire cosa è successo.

Sui giornali cominciano ad apparire le prime analisi di bilancio della società da cui emerge che le cose non andavano proprio così bene: i bilanci degli ultimi anni erano bruttini, ma lo erano solo grazie a determinate scelte contabili, senza le quali sarebbero stati addirittura bruttissimi. Poi cominciano a spargersi le voci di corridoio secondo le quali negli ultimi mesi, vista la mala parata, gli amministratori e i dirigenti si sarebbero affrettati a prelevare i loro risparmi, forse accelerando così il tracollo e lasciando nei guai gli altri risparmiatori, che non avevano accesso a queste informazioni privilegiate. Infine va in scena l’allegra pantomima dell’io-non-c’ero, se-c’ero-dormivo, se-non-dormivo-comunque-non-potevo-farci-niente. Amministratori, revisori, amministrazione regionale, associazioni cooperative, tutti si affrettano a spiegare che non è colpa loro.
E ai risparmiatori, privati dei soldi che avevano parsimoniosamente risparmiato, non resta che attendere di vedere cosa gli riserverà il futuro, mentre diverse domande sembrano destinate a rimanere senza risposta.

In primo luogo, come mai se la società è mia ed il primo a rimetterci sono io, tuttavia non ho voce in capitolo in questa situazione?
Come mai i bilanci regolarmente in perdita venivano approvati sempre all’unanimità dall’assemblea dei soci? Nessun socio sollevava domande, obiezioni, contestazioni? Su circa 10.000 soci, a nessuno veniva in mente di obiettare che forse bisognava prendere provvedimenti perché chiudere costantemente in perdita avrebbe potuto portare qualche problemino?
O forse l’approvazione del bilancio era l’ultimo dei problemi dell’assemblea dei soci, che era piuttosto l’occasione in cui gli amministratori e i soci a loro più vicini si ritrovavano per auto-incensarsi ed andare tutti assieme a fare una gran mangiata?

E dove è finita la rete di controlli che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del prestito sociale? Infatti poiché le coop non hanno licenza bancaria e i presiti sociali non sono garantiti dallo Stato, la legge prevede un sistema di sorveglianza sulle attività e sui bilanci delle coop che in generale fa capo al Ministero dell’Economia ma, nel caso della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è posto in carico all’Amministrazione Regionale e si esplica attraverso la revisione legale del bilancio e la sorveglianza annuale da parte dell’associazione delle cooperative. A ciò si aggiunge il ruolo di controllo che in ogni società ha il collegio sindacale e la società di revisione e certificazione del bilancio. Possibile che a nessuno di questi esperti fosse venuto in mente che una gestione ampiamente e costantemente in perdita avrebbe potuto inficiare la sicurezza del prestito sociale?

E infine, in generale, quanto è sicuro effettivamente il prestito sociale delle cooperative, visto che i soci sostanzialmente non hanno voce in capitolo ed il sistema dei controlli lascia molto a desiderare? Possiamo essere tranquilli sul fatto che quello che è successo a Cooperativa Operaie ad ottobre e a Coopca a novembre, non si ripeterà, con un tragico effetto domino, presso altre cooperative di consumo nel resto dell’Italia?